Cosa usare?

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Quante volte vi siete trovati indecisi sull’acquisto di una macchina fotografica, un obiettivo, o un qualsiasi altro accessorio fotografico. L’attrezzatura fotografica è spesso molto costosa, di conseguenza è naturale soffermarsi sulla scelta, rasentando alle volte l’eccesso di indecisione.

Nell’ acquistare materiale fotografico è molto importante avere chiaro l’uso che ne verrà fatto, in pratica se il corpo macchina o l’obiettivo acquistato serve per esempio a fotografie di reportage oppure per  fare una cerimonia o per uno still life.

Per l’acquisto di un corpo macchina, inizialmente guardiamo alla dimensione, ovvero all’ingombro. Per tutti quei tipi di servizi fotografici che vanno dal reportage, alla  foto di street, al servizio per una cerimonia, veniamo direzionati sulla scelta delle reflex, ultimamente è uscita sul mercato un nuovo modello di macchina, la mirrorless.

Le mirrorless sono quei tipi di macchina che si collocano tra  le compatte e le reflex, è un genere di macchina indicata per il reportage e le foto di street essendo più maneggevole e leggera di una reflex. Personalmente credo  sia molto adatta a fare reportage oppure a chi vuole avvicinarsi a questo mondo.

Per quanto riguarda le reflex, praticamente conosciamo tutti le sue caratteristiche generali, invece volevo soffermarmi su un genere di macchina che è l’esatto opposto delle mirrorless, ovvero il banco ottico.

Il banco ottico si presta a diverse funzioni, si può usare in architettura, nello still life, ma soprattutto per tutti i soggetti dove è difficile mettere a fuoco.

Facendo still life mi sono ritrovata spesso a lavorare con un banco ottico, una macchina grande, è vero ma facile da usare e soprattutto l’unica macchina che risolve totalmente problemi di basculaggio e decentramento.

Il banco ottico è un tipo di macchina fotografica dove ogni componente è indipendente dagli altri, il piano focale è indipendente dal piano di messa a fuoco, oltre a tutto il resto, ma non mi voglio soffermare sulla meccanica. E’ per merito di questa versatilità che con il grande formato si realizzano decentramenti e basculaggi per ricercare il piano di nitidezza o produrre un’immagine creativa.  Per far ciò bisogna tener presente che un obiettivo produce un cerchio totale dell’immagine (cerchio di confusione) ovvero la perdita di nitidezza e luminosità ai bordi.

All’interno del cerchio si ha l’immagine sfruttabile, più è ampio il cerchio e di conseguenza aumenta l’immagine da sfruttare.

Una caratteristica degli obiettivi per grande formato è che partono da diaframmi gia molto chiusi, generalmente si parte una massima apertura di f/4,5 o addirittura f/5,6, fino a una massima chiusura di f/64. Leggendo le varie riviste del settore, c’è scritto di non superare mai il diaframma f/45, personalmente in base solo alla pratica fatta in studio, non supererei i f/22 e mezze, massimo si può arrivare a f/32 ma proprio se non se ne può fare a meno.

E’ tecnicamente vero che chiudendo il diaframma aumenta la profondità di campo, ma nel contempo diminuisce la nitidezza generale dell’immagine (potere risolvente), questo a causa della diffrazione.

Non mi voglio divulgare troppo sull’uso del banco ottico, avrei comunque piacere di conoscere la vostra esperienza, e come vi siete trovati con l’uso di questa macchina, oppure se preferite un altro genere di macchine.

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